“Sulle orme di Caravaggio”

foto di P. Zino

Un’esposizione di opere, presso il Seminario Arcivescovile di Manfredonia, così tanto interessanti dal punto di vista artistico-culturale del barocco che dagli inizi del 1600 si diffuse in Italia fino alla prima metà del ‘700 per poi diffondersi in Europa, ma importantissima dal punto di vista del periodo storico. Tale periodo ancora completamente da indagare nonostante abbia lasciato, nell’agosto del 1620 (saccheggio dei turchi), una cicatrice indelebile sulla città. Il barocco agli inizi fu definito in senso dispregiativo, con il fine diretto a danneggiare con critiche derisorie, infondate e malevoli le opere definite artificiose, addirittura goffe.

L’estro però non mancò grazie ad artisti come Bernini, al Borromini e in pittura i Carracci, ma soprattutto Caravaggio che, apparse dirompente sulla scena pittorica. Con il desiderio di meravigliare si impone attraverso originali composizioni e ambientazioni spettacolari, scene eccentriche, spesso drammatiche esaltate dalla sapiente influenza della luce. Numerosi sono gli artisti loro affini o lontani dalle principali direttrici delle committenze che ricorrono a tutti gli accorgimenti necessari per creare emozioni e suscitare lo stupore del pubblico. Sin da bambino frequentando le chiese più prossime a casa, S. Maria delle Grazie, Stella Maris e Cattedrale, rimanevo colpito soprattutto dalle sculture lignee policrome e di recente (2009 – grazie all’arcivescovo D. D’Ambrosio) dall’opera Coronazione di spine, meravigliosamente descritte da G. Greco e F. Di Palo curatori della mostra e da P. Zino che hanno individuato la paternità artistica di esse suggellandone la corrente artistica e colmando il mio personale vuoto.

Una delle opere che più mi ha colpito, infine, è quella de Santi Pietro e Andrea di Anonimo meridionale del XVII secolo. L’artista ha rappresentato un importante momento, quello successivo al battesimo del Messia ad opera di Giovanni Battista. Gesù chiama a seguirlo alcuni pescatori: Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni. Tra essi, per questa sua opera l’artista, predilige le figure di Pietro, con un remo (?) da pescatore, e di Andrea. Due figure carismatiche tra i primissimi apostoli che come si vede, dall’intensità espressiva degli sguardi, non essere rassegnati ad accettare quello che sarà il loro futuro ma consci e consapevoli della strada intrapresa. I due Santi come sappiamo moriranno in croce, Pietro chiese di essere posto a testa in giù, mentre Andrea inchiodato su una croce a X (ics). Non sappiamo se l’anonimo (per ora) artista meridionale abbia realizzato altre opere prima di questa, o la stessa osservando alcuni dettagli poteva essere di maggiori dimensioni. La sua maestria, benché spenti i colori dall’incuria del tempo, e l’ipotesi delle dimensioni le si potranno conoscere attraverso la luce che invade la scena e un competente restauro. I dettagli espressivi dei due visi, le barbe, il drappeggio degli abiti e delle tuniche esaltati dalle ombre ci lasciano ben sperare che possa trattarsi di un’altra opera della nota corrente caravaggesca.

La mostra è stata da me visitata quattro volte, ritengo però che un mese è fin troppo poco per avvicinare scuole, giovani e visitatori interessati. Un buon lavoro di promozione e “periodica messaggistica” attraverso i media potrebbero dare in futuro migliori risultati. Da segnalare, comunque, che RAI Puglia – TGR, la cui struttura penso sia pagata anche con le tasse dei cittadini di Capitanata, su questo territorio la reputo assente a meno di argomenti di cronaca (gravi incidenti, mafia, elezioni amministrative locali, ecc.). Concludo rivolgendo un appello a coloro che possono dare un personale contributo in termini finanziari[1], così come hanno fatto i nostri antenati che ci hanno lasciato in eredità opere di così esaltante valore artistico, per evitare che disinteressandoci il tempo e la nostra incuria continuino il lento ma inesorabile deteriorare delle opere.

Manfredonia, 28/01/2026

Francesco Sammarco

 

[1] La normativa vigente prevede una generale deducibilità dal reddito delle spese di manutenzione, conservazione e restauro di beni storico – artisticietnoantropologici e architettonici. I soggetti proprietari o che comunque possiedono o detengono beni mobili o immobili vincolati, di cui al D.Lgs. 42/2004 e s.m.i., i quali sostengono spese di manutenzione, protezione o restauro dei beni stessi, possono usufruire della detrazione fiscale per oneri, di cui all’art. 15, c. 1, lett. g), del TUIR, per un importo, attualmente, pari al 19% delle spese sostenute, nella misura effettivamente rimasta a loro carico. Le spese ammesse possono essere indicate nella dichiarazione dei redditi. 

foto di P. Zino