Ieri, mercoledì delle Ceneri, in una Cattedrale gremita di fedeli pronti a vivere la Quaresima con cuore predisposto alla conversione, è iniziato il cammino della Quaresima 2026.
Le immagini di questa celebrazione raccontano un gesto semplice e profondo: la cenere posta sul capo, segno della nostra fragilità, diventa invito alla conversione, al silenzio, alla preghiera, alla carità concreta. Come ci ricorda l’Arcivescovo padre Franco Moscone, questi quaranta giorni sono tempo favorevole per rallentare e ritrovare ciò che conta davvero, per aprire il cuore a Cristo e farci prossimi a chi soffre.
In questo spirito, le offerte quaresimali saranno destinate alla Terra Santa, segno tangibile di comunione e speranza.
Qui di seguito l’omelia del Mercoledì delle Ceneri:
La liturgia di questo giorno ci sprona e ci invita a ritornare a Dio con tutto il cuore, lo dice con forza il profeta Gioele. Ritornare significa vivere l’esperienza dell’esodo, uscire dal nostro stato di individualismo e di chiusura, l’Egitto della nostra vita privata e individuale, per raggiungere la libertà dei figli di Dio, capaci di relazionarsi correttamente tra di loro e di aprire una strada di incontro con Dio, una strada di libertà e di salvezza. E anche San Paolo, nel testo della seconda lettera in Corinti che abbiamo ascoltato, ha insistito sul medesimo tema, magari utilizzando un altro verbo ancora più efficace dal punto di vista relazionale, dicendo vi supplico, ti supplico, nel nome di Cristo apri la tua vita a Dio e ai fratelli, perché questo è il momento favorevole che ti viene offerto, è il tempo giusto, è il giorno che ti viene regalato per metterti in cammino sulla strada della vita e della salvezza. Ma il testo del profeta Gioele aggiunge anche altre osservazioni e in qualche modo ci invita a guardare a Dio e in effetti il profeta lo indica utilizzando sette aggettivi per chiarire il comportamento di Dio e la relazione di Dio con l’intera umanità. Li faccio passare velocemente. Gli aggettivi sono questi.
Dio è misericordioso, è forse l’aggettivo più intenso che indica l’identità di Dio. Si aggiunge poi pietoso, ossia capace di abbassarsi fino al nostro livello. Lento all’ira, in qualche modo Dio stesso attribuisce a sé stesso un sentimento che tante volte proviamo noi, ma a differenza dell’uomo Dio sa controllare questo sentimento, lo rallenta. E poi di grande amore, un amore che non ha misure, che non ha possibilità di confronto. L’amore di Dio e la sua stessa esistenza. E ancora pronto a ravvedersi riguardo al male, capace di pentirsi.
Il Signore ci piede di pentirci e il tempo di quaresima lo è in modo particolare come tempo di pentimento, perché lui stesso è innanzitutto capace di questo comportamento, di comportamento verso di noi. Dio si pente di ogni sentimento che pensi male nei confronti dell’umanità. E allora ogni uomo, ogni essere vivente è chiamato ad adottare lo stesso comportamento di Dio, ravvedendosi nei confronti degli altri, ma dopo questi cinque aggettivi o attributi della divinità di Dio ne aggiunge ancora altri due proprio nell’ultimo versetto che abbiamo ascoltato. E il primo aggettivo che vi leggo ci può lasciare anche questo perplessi. Ci dice che si mostra geloso verso la sua terra, verso la creazione. E l’aggettivo geloso attribuito a Dio si trova sovente nel primo testamento, ma non è da interpretarsi con la nostra gelosia umana. Non è la gelosia che a volte si insinua nelle relazioni, in particolare nelle relazioni di coppia. Questo sarebbe un sentimento non solo negativo, ma malato. Dio nella sua gelosia vuol dire altro, anche perché è difficile tradurre il termine ebraico originale. Vorrebbe quasi dire che Dio ama in un modo tale che non prova mai nessuna divisione. Il suo amore è sempre completo e immenso. Ovviamente verso l’intera creazione e ogni persona. Infine, l’ultimo di questi sette aggettivi che in qualche modo cercano di pennellare l’identità di Dio per quanto è possibile all’uomo, e per questo utilizza tutti aggettivi che anche noi proviamo, conclude: si muove a compassione del suo popolo. Dio è compassionevole e il significato di quest’ultima caratteristica attribuita a Dio la troviamo ben chiarita nella parabola del buon Samaritano, raccontata poi da Gesù.
Ecco, nel lasciarci muovere in questo periodo di quaresima, nell’uscire da noi stessi e ravvederci, ricordiamoci che stiamo seguendo un Dio così, un Dio che ha queste particolari caratteristiche e che in qualche modo sono caratteristiche che proviamo anche noi. Nelle nostre relazioni e nel nostro cuore, verso le persone e verso l’intera creazione. E poi la parola di Dio ci offre sempre nel Mercoledì delle Ceneri il testo non completo che salta una parte del capitolo VI di Matteo che è il centro dei tre capitoli del discorso della montagna.
Parlandoci, l’antica traduzione era di opere buone, oggi dice praticare la giustizia davanti agli uomini e per praticare la giustizia ci offre tre atteggiamenti: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Queste tre azioni, questi tre comportamenti chiamati a esaltare la giustizia del credente non sono altro, poi, che una corretta connessione, relazione tra di noi, l’elemosina, con atti di generosità e di prossimità. Soprattutto quando si tratta di persone né bisogno o scartate, l’elemosina come prossimità e generosità, come dono verso gli altri. La preghiera come connessione corretta nei confronti di Dio, il saper guardare e ascoltare tutti e il digiuno che andrebbe inteso come corretta connessione con noi stessi. In qualche modo queste tre opere che esaltano la giustizia non fanno altro che esprimere la caratteristica dell’unico amore, come dice Gesù.
Amare Dio sopra ogni cosa, la preghiera, amare il prossimo in forma di donazione, l’elemosina, e amare noi stessi come noi stessi, il digiuno. Nel messaggio che il Santo Padre ha indirizzato per questa Quaresima 2026, ha messo in evidenza due degli atteggiamenti che ho appena indicato e ha intitolato il messaggio ascoltare e digiunare, la Quaresima come cammino di tempo di conversione. Ascoltare, una sola osservazione prendo dal messaggio del Papa che è questa sull’ascolto: se ascoltiamo Dio nella liturgia, che è quanto facciamo in questo momento, ma è anche quanto facciamo ogni domenica, ogni volta che insieme, perché la liturgia è sempre comunitaria e mai individuale, insieme ascoltiamo la Parola di Dio, e ogni volta che viviamo questo ascolto, “educhiamo”, è forte questo verbo, era molto utilizzato dal Cardinal Martini, educhiamo noi stessi a vedere la realtà, questa realtà, la realtà di questo mondo, la realtà di questo tempo, la realtà del nostro ambiente vicino e dell’intera situazione internazionale. Ascoltare Dio insieme nella liturgia per educarci a leggere nella verità la realtà e il tempo che ci è dato da vivere e da interpretare. E ci sono tante situazioni, in questo momento, in cui siamo chiamati ad entrare con generosità e responsabilità. Per questo la Quaresima è tempo essenziale di carità, tempo essenziale e favorevole a rimettere a posto tutte le nostre relazioni.
Come Diocesi, dedichiamo quest’anno la quaresima di carità alla Terra Santa, ai nostri fratelli e sorelle di quella regione così martoriata, e segnata da violenza e da logiche di profitto. Che dominano sulle persone e sui popoli che lì ci vivono. Vogliamo fare la nostra parte perché non venga meno l’attenzione ai nostri fratelli e sorelle della Terra Santa e la presenza cristiana, perché la terra dell’origine del cristianesimo non si assottigli sempre di più come sta avvenendo a motivo della situazione e del dominio della violenza e del sopruso sulla giustizia e sulla verità.
Spero che il Signore guardi il nostro comportamento d’amore, la nostra elemosina, anche verso quella Terra e quei popoli che così tanto oggi hanno bisogno di attenzione e di solidarietà da parte di tutti. Auguro a me, a tutti voi, all’intera nostra Diocesi, di saper vivere una quaresima autentica, che si fa esodo verso connessioni corrette con il prossimo, con Dio, con noi stessi, in grado di interpretare davvero il comandamento unico dell’amore di Dio e dei fratelli e camminare insieme verso la salvezza personale e dell’intera umanità.
Amen.







foto: Leonardo Ciuffreda
