A Cagnano Varano, il 24 gennaio 2026, è stata rievocata, dopo 350 anni, la dedicazione della Chiesa Madre Santa Maria della Pietà. Un anniversario importante che non poteva passare inosservato, che voleva dare senso e valore all’evento. Occasione per ricordare la dedicazione della Chiesa, ma anche evidenziare gli aspetti storici, i momenti e i fatti importanti nel corso degli anni. L’iniziativa intendeva, tra l’altro, considerare il patrimonio storico, culturale e religioso del territorio, “come strumento fondante dell’identità collettiva”, così come si legge nella delibera di Giunta del Comune di Cagnano Varano, del 19/12/25, n° 84, per un progetto finalizzato alla tutela e valorizzazione della stessa storicità della Chiesa Madre.
Per comprendere l’evento nella sua essenza è il caso di fare una breve cronistoria.
La dedicazione della Chiesa Madre Santa Maria della Pietà risale al 25 gennaio dell’anno 1676, con il cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Manfredonia (eletto al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII), che, nel suo diario delle pontificali funzioni, così dice:
<< A25 in sabbato giorno della Conversione di San Paolo apostolo consegrai solemni ritu la Chiesa matrice e Parrocchiale sotto l’invocazione di Santa Maria della Pietà, e l’altare maggiore in cui seppellii la cassetta delle suddette reliquie. Feci il sermone al Popolo. Celebrai con gli apparati sagri Pontificali et com Pallio ma sine nota. Trasferii l’officio della Dedicazione a 2 di settembre quotanti da celebrarsi coll’ottava. Questa è l’undicesima consegrazione che fin’hora ho fatto di Chiese con l’aiuto del Signore cui laus et gloria.>>
La dedicazione di una Chiesa è un rito solenne con cui l’edificio viene consacrato al culto cristiano, diviene casa di Dio con una consacrazione perpetua.
La Dedicazione è legata solo al culto, alla preghiera e riguarda la fede di tutta la comunità viva, fatta di fedeli, che si raccolgono al suo interno.
Molti anni dopo, con la bolla del 7 luglio 1758 della congregazione segreta del Sacro Concilio interdiocesano di Benevento, la Chiesa viene anche riconosciuta degnissima di essere insignita dell’onore di “collegiata Insigne”, con tutti gli onori e le prerogative di cui godono le chiese collegiate. Le considerazioni del riconoscimento sono molteplici, come, tra l’altro, racconta Michele Giannetta nella sua dissertazione storica, “La chiesa Matrice di Cagnano Varano, Santa Maria della Pietà”. Esse riguardano infatti: la docilità e l’ubbidienza del popolo, la salubrità dell’aria,” le delizie del lago di Varano e del mare Adriatico”, la fertilità dei terreni, la presenza di cappelle, monasteri, confraternite, chiese con altari e statue di Santi, suppellettili preziose, numero degli Ecclesiastici e Capitolari con una congrua dote. La collegiata è una chiesa dotata di un capitolo collegiale, cioè di un collegio di canonici che, insieme al parroco, rende più solenne il culto con funzioni liturgiche ed amministrative.
Dopo questo breve excursus storico passiamo all’evento vero e proprio nei suoi momenti più salienti.
La cerimonia di rievocazione in Chiesa inizia con i saluti del parroco, don Matteo Graziano, a tutta l’assemblea dei fedeli, richiamando la ricorrenza e l’importanza dell’evento.
L’intervento di Michele Giannetta riporta fatti ed elementi conoscitivi riguardanti, non solo la dedicazione, ma altri documenti attestanti i prestiti delle sementi di grano del sacro monte frumentario (una specie di banco di pegni) ai contadini indigenti, a seguito di avversità. Informazioni sul culto dei morti quando venivano seppelliti nelle chiese, anche in rapporto ai vari lavori di rifacimento, restauro, consolidamento, all’Editto Saint Claude di Napoleone Bonaparte del 1804 che ne vietava la sepoltura, al riadattamento della struttura nello stile “tardo barocco di impronta neoclassica”.
Con l’Unità di Italia del 1861 e l’incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, la Chiesa venne a perdere risorse e prestigio. L’autore dell’opuscolo citato
ricorda ancora l’avvenimento del 12 ottobre 1878 con l’incendio causato da un fulmine che vide il sindaco in persona, Antonio Fini, salire sul tetto e coordinare i lavori di spegnimento. Vengono richiamati i terremoti del 19 giugno 1975 e quello del 23 novembre 1980 che causarono tanti danni alla chiesa che fu riaperta solo il 17 luglio 1999. Viene ricordata anche la data del 2016 del restauro dell’organo.
Alla cronistoria segue l’intervento del sindaco dott. Michele Di Pumpo, il quale dice che l’anniversario della dedicazione è una tappa fondamentale della nostra storia, un traguardo che ci permette di guardare con gratitudine al passato, con speranza al presente e con fiducia al futuro. Anniversario che rappresenta una testimonianza del profondo legame che la nostra comunità ha avuto negli anni con la fede e con il nostro patrimonio culturale. La chiesa nel tempo è stata luogo di preghiera, ma anche di aggregazione per Cagnano. Per generazioni di cagnanesi, essa ha rappresentato il collante comunitario, con le celebrazioni liturgiche, le processioni, le feste religiose, ma anche gli eventi culturali e sociali. Il sindaco ha ricordato anche le tante persone che hanno contribuito alla cura della chiesa con impegno, per preservarne la bellezza e la storia.
L’anniversario, conclude, il sindaco, non deve far pensare solo al passato storico, ma a tutto ciò che negli anni è stato fatto per preservare questo patrimonio, perché rimanesse cuore pulsante della comunità, occasione di impegno verso la fede e le generazioni future.
Poi è intervenuto l’assessore alla cultura, dott. Michele Coccia, che ha sottolineato come 350 anni siano secoli di fede, di storia e di memoria condivisa.
Nella chiesa si sono intrecciate generazioni, celebrate gioie, affrontati dolori, affidate speranze.
Dal punto di vista culturale Santa Maria della Pietà rappresenta un patrimonio identitario, che racconta chi siamo stati e ci aiuta a comprendere chi siamo oggi. La cultura non è fatta solo di libri e musei, ma vive nei luoghi che custodiscono la nostra storia, le nostre tradizioni e il nostro senso di appartenenza. Valorizzare il patrimonio religioso significa valorizzare la comunità stessa. Le chiese, come la nostra Santa Maria della Pietà, non sono solo testimonianze del passato, ma risorse vive capaci di generare bellezza, dialogo, turismo culturale e crescita sociale.
La commemorazione continua con il concerto di organo e violoncello, con la magia della musica, a cura dei maestri Daniele Facciorusso (organo) e Marcella Cipriani (violoncello), che eseguono brani di Bach, Haendel, Marcello, Morando, Albinoni, Saint-Saens, Fermi.
Il programma dell’evento si chiude con la concelebrazione dell’Eucarestia, animata dal coro della parrocchia Santa Maria della Pietà.
L’omelia del nostro Arcivescovo Franco Moscone dà ancora più vigore alla cerimonia.
L’atto che compiamo, egli dice, non è semplice memoria di un avvenimento storico, ma è il continuo della storia, è il passaggio della fede, è la vita di tanti nostri predecessori. Essi “ci hanno trasmesso la cultura, ci hanno dato una identità particolare che è costituita in questa città e in questo preciso luogo”. La donna di Samaria, di cui ci parla il Vangelo, chiede a Gesù quale sia il luogo per onorare e adorare Dio e Gesù le risponde con il richiamo alla comunità del popolo, là dove c’è il popolo di Dio, là il Signore è presente in spirito e verità. Il ricordo della dedicazione di questa chiesa ci deve portare all’oggi e farci sentire figli di un popolo che continua a vivere e ad esprimere saggezza, verità, ricerca di giustizia. Tocca a noi oggi impegnarci e servire nella finalità di comunione e di solidarietà. Chiediamo a Maria della Pietà che ci renda capaci di assumere le responsabilità che hanno avuto i nostri antenati. Ci affidiamo anche a San Michele e a San Cataldo perché la loro intercessione ci renda veri ed autentici.
A conclusione dell’evento ho cercato di interpretare i sentimenti dei molti presenti, sicuramente nessuno è rimasto indifferente e tutti abbiamo riflettuto sul valore spirituale e comunitario dell’avvenimento. Tanti sono stati i segnali che hanno reso questo momento unico e ci hanno fatto riflettere, la chiesa, gremita di persone, il silenzio e la compostezza con cui è stata seguita la rievocazione e l’interesse per i fatti narrati. Non sono mancati una certa commozione, un sentire più profondo nei rapporti con la Chiesa Madre, una maggiore considerazione per la sua storia e per tutto quello che ha rappresentato nel tempo e per ognuno di noi.
Saremo capaci, noi, nel presente, di continuare con lo stesso impegno, la stessa passione, ma anche di progettare il futuro e dare significato e valore al nostro agire per il bene di tutti?
È auspicabile che la comunità si senta investita in tal senso. Perché l’ascolto non perda di efficacia, servono azione e testimonianza.
Prof.ssa Palma De Simone

