Fratelli e sorelle, Cristo è risorto, Cristo è veramente risorto!
Non c’è altro da dire questa sera, se non ripetere che Gesù è vivo, è uscito dal mistero della morte, è in mezzo a noi, forte, potente; forte e potente in amore.
La Chiesa non ha altro da dire al mondo, e ognuno di noi non ha altro da testimoniare, se non l’avere incontrato il Signore risorto e averlo riconosciuto come il senso della propria vita e dell’intera storia, come colui che ricapitola in sé tutto il passato, ed è per questo che la Chiesa ci fa compiere un riassunto – quasi – dell’Antico Testamento, attraverso le letture che abbiamo ascoltato; ma soprattutto dà senso al nostro agire, vivere e soffrire di oggi, di questo nostro presente, e dà senso al futuro che ci è davanti.
È la risurrezione di Cristo la chiave per comprendere il mistero della vita, della storia e della creazione. A noi è stato concesso di riconoscerlo nella fede, a noi viene chiesto dunque di saperlo testimoniare nella vita.
Non è facile dire la risurrezione di Gesù. Il Vangelo di Matteo, che abbiamo ascoltato, è una costruzione interessante e originale dell’avvenimento, anche un po’ confusa perché ci sono protagonisti, le guardie al sepolcro, che per la paura rimangono come stramortite e non diventano testimoni della risurrezione. E le stesse donne, le prime apostole, Maria Maddalena e le altre, all’inizio anche loro sono in difficoltà. Ma il Signore Gesù, il risorto, viene loro incontro e viene incontro ad ognuno di noi, ci dà il tempo per crescere nella fede e per riconoscerlo vivo e significativo per ognuno di noi.
Ci sono due doni della risurrezione di Gesù visibili in questo testo di Vangelo e in qualche modo consegnati da Gesù stesso alle prime due apostole. Il primo è un augurio. Gesù dice loro “salute a voi”, almeno nella traduzione italiana. Si tratta dello stesso saluto e dello stesso verbo utilizzato dall’evangelista Luca all’Annunciazione e detto a Maria Vergine. Con la risurrezione di Gesù, Lui stesso offre a noi, a ogni credente, la stessa grazia offerta a Sua Madre. Questo salute a voi traduce il κεχαριτωμένη (piena di grazia) dell’inizio della salvezza e che utilizziamo ogni volta che preghiamo l’Ave Maria. La risurrezione di Gesù riempie ogni discepolo della grazia di Dio, della grazia concessa a Maria.
Ma alle due apostole il Signore consegna, insieme al mandato di annunciare agli apostoli, anche un secondo segreto. Dice loro: “andate ad annunciare ai miei fratelli”. Chiama per la prima volta i suoi discepoli fratelli. Nel Vangelo di Matteo precedentemente aveva sempre usato altri termini. Diceva loro: “voi siete fratelli, ma io sono il Maestro e il Signore”. Con la risurrezione ci solleva a livello di fratelli Suoi, oltre che fratelli tra di noi.
Accogliamo allora questi due doni e queste due meraviglie che sgorgano dal segreto della risurrezione di Gesù: la pienezza di grazia e di amore e la certezza di poter vivere quaggiù, già da ora, la verità della fratellanza tra di noi e dell’amicizia vera e completa. Allora la risurrezione di Gesù ci può aiutare a cambiare la storia, a sentirci protagonisti di una storia diversa da quella che il mondo racconta o sembra raccontare nelle vicende di ogni giorno.
Nelle apparenti vittorie del male e della violenza, della voce lugubre, della morte che attraversa tutte le regioni e tutte le società, la risurrezione di Gesù supera tutto questo e ricapitola nella vita la sua presenza. Non abbiamo paura di annunciare che abbiamo incontrato il Signore risorto, che è Lui il senso e il significato della storia e dell’esistenza. E allora tutto ciò che la storia ci racconta può essere, grazie a Lui, risanato e redento.
Questo dalla parola ascoltata. Ma la parola ascoltata ci deve aprire occhi, orecchi e soprattutto cuore e mani per abbracciare quanti sono in difficoltà e in lotta, quanti stanno vivendo l’atroce sofferenza e vedono ancora distante o impossibile il segreto della vita e della risurrezione.
Pensiamo ai nostri fratelli in Cristo del Medio Oriente, della Palestina, del Libano: minoranze dimenticate e schiacciate dalla violenza, della guerra e dalla persecuzione sionista.
Ho parlato anche per gli auguri oggi con il nostro confratello nel sacerdozio, monsignor Borgia, nunzio in Libano. Mi ha chiesto di pregare per loro. Mi ha detto che stava partendo per il Libano del Sud, in una zona già occupata dall’esercito israeliano, dove ci sono alcuni villaggi cristiani, per portare aiuti. Sentiamo la vicinanza a noi di quanti questi fratelli, rimasti minoranze in zone di guerra e in qualche modo cacciati dai loro ambienti. Cristo è risorto e loro ne sono i primi testimoni.
Ma anche nella nostra terra, nella nostra società, qui vicino a noi, continuano e si vivono segni di morte che appaiono irrisolvibili. In questi giorni (e uno il venerdì santo) sono morti tragicamente, nei piccoli ghetti attorno a San Severo, due nostri fratelli ghanesi, che vivevano qui in modo “illegale”, ma dando legalità al lavoro della nostra agricoltura. Sono morti dimenticati e violentati – potremmo dire – da una cultura e da un’economia dello scarto e del profitto che mette il denaro prima delle vite del lavoro e dei lavoratori, di chi produce profitto. Ho sentito oggi il nostro responsabile della diocesi di San Severo che si occupa dei migranti e ho promesso anche a lui che, come chiesa di Manfredonia, avrei ricordato queste croci durante la messa della Veglia pasquale.
Ed è incomprensibile anche il perché, in mezzo a noi e nella nostra Città, nella morte di un bambino di due anni. Non c’è perché, non c’è risposta per il piccolo Antonio. Portiamo anche lui questa sera, qui nella nostra cattedrale, e diciamo che l’unica nostra risposta resta la fede, non la logica mentale, ma la fede che il Signore crocifisso, che è stato oggetto di violenza e di morte, è risorto e quindi ha aperto una strada nuova, dove qualsiasi morte, la morte in guerra, la morte violenta e ingiusta di tanti fratelli, la morte di bambini senza motivo, possano trovare la strada per la pienezza della vita, per il significato totale della vita.
Ecco, fratelli e sorelle, diciamolo davvero, crediamolo con cuore, non abbiamo paura a testimoniare la verità della storia: Cristo è risorto, è la Sua risurrezione che riempie di grazia la nostra esistenza, tutte le nostre esistenze e ci fa sentire in Lui, fratelli tra di noi.
Amen.

Foto: Leonardo Ciuffreda
