L'omelia dell'arcivescovo Moscone

San Michele e la scelta di ciò che protegge la vita

Pubblichiamo l’omelia pronunciata dall’arcivescovo padre Franco Moscone a Monte Sant’Angelo, nella solennità di San Michele Arcangelo.

 

OMELIA 29.09.2026 

Tutte e tre le letture che abbiamo ascoltato — dal profeta Daniele, l’Apocalisse e la parabola del Vangelo di Matteo — si concludono invitandoci ad alzare lo sguardo, a contemplare il cielo, a contemplare luci di sicura speranza che illuminano e ristabiliscono unità e armonia. E questo è un invito a tutti noi a far crescere nei nostri cuori uno sguardo sincero e positivo verso il futuro e la storia intera, perché il futuro e la storia sono nelle mani di Dio: il vero autore, il vero costruttore della storia è Dio.

L’Arcangelo Michele, che celebriamo oggi e contempliamo continuamente da quassù, da questa vetta del Gargano, ci viene a ricordare questa verità: la fine del mondo non è la fine della storia, è piuttosto la sconfitta del male e della violenza e la vittoria eterna del bene. La luce del sole che viene da Dio riscalda, feconda, protegge e vince. Siamo troppo abituati a fermarci sulle cose negative, a lasciarci prendere da sconforto, da paure e ad accogliere sentimenti di divisione, di violenza, di una difesa che si fa attacco verso gli altri. Non è questa la via vincente della storia; la via vincente della storia è quella del bene che cresce e che avrà sempre la meglio. Per quanto ci sembri che si moltiplichi il male, questo sarà sempre senza radici e destinato a seccare e a consumarsi — come ha detto Gesù nel Vangelo — nel fuoco eterno che gli toglie consistenza, consistenza che già non aveva di sé, mentre ciò che rimane e che resiste è il buon grano, il frutto buono seminato nel mondo, nella vita e nella storia: mondo, vita e storia di bene che è destinata per l’eternità.

Ripeto: i testi di oggi per la festa di San Michele ci parlano di una fine del mondo che non è fine della storia o della creazione, è piuttosto la vittoria della storia e della creazione tutta, costruita e sviluppata sul bene e non sul male che pure è presente, vediamo e ci spaventa. Chiediamo all’Arcangelo Michele che dia a tutti noi questa convinzione, questa certezza; che ci dia perseveranza e pazienza per combattere la battaglia vincente del bene, per disarmare senza bisogno di accrescere strumenti di violenza, per disarmare il male togliendogli ciò che lo alimenta: l’egoismo, l’interesse, la sopraffazione, l’individualismo, l’avarizia, la ricerca del profitto ad ogni costo, l’individualismo al posto della fratellanza e della solidarietà.

Il male si vince e si disarma facendogli venire meno ciò che quotidianamente lo alimenta. Questo vale per tutte le forme di male: da quelle che ci turbano interiormente e personalmente, facendo bollire nel nostro cuore sentimenti negativi di gelosia, di divisione, di orgoglio, fino al male più grande e assoluto per la storia terrena che è la guerra, i conflitti dentro le nazioni e tra le nazioni, le società, le civiltà e a volte le stesse religioni. Ciò che alimenta il male dobbiamo disarmarlo, non aumentando strumenti di violenza che tolgono invece alimento a ciò che fa crescere e feconda i semi di bene, che non mancheranno mai nel mondo e nella storia. Anche il deserto più secco, se venisse innaffiato, se avesse il dono dell’acqua, potrebbe produrre tantissimo e diventare un giardino fiorito. San Michele ci ricorda questa grande verità: la modalità autentica di sconfiggere il male è togliere ciò che lo alimenta, e la modalità per far crescere il bene è nutrirlo di ciò che gli dà forza e lo feconda.

Sono stato colpito dalla notizia di ieri che alla città di Manfredonia è stata tolta la seconda postazione del 118, e quindi la seconda ambulanza con chi la deve gestire. Per tanti motivi, non sto ad elencarli — forse i motivi sono quelli di cercare stabilità nei conti economici —, ma è togliere e non alimentare ciò che è veramente strumento di sicurezza. Fatti del genere credo che non avvengano solo da noi, ma anche da altre parti della nostra Italia e della nostra Europa, che ha sempre pensato di essere segno di civiltà, di umanesimo e di solidarietà. Arriviamo a questo perché si preferisce utilizzare i beni per alimentare guerre, per regalare armi al conflitto tra Ucraina e Russia o venderle in altri scenari di guerra come in Medio Oriente, nel Golfo e in tanti altri luoghi dimenticati di conflitti. Si preferisce alimentare le grandi multinazionali delle armi, si preferisce vedere crescere la nostra Leonardo piuttosto che le postazioni del 118 o altri luoghi di salute e di sanità nella nostra Italia e nella nostra Europa.

Una guerra tra Ucraina e Russia sarebbe già finita se quattro e più anni fa si fosse utilizzato un altro strumento: quello di non alimentare il commercio delle armi e non foraggiare con armi quel conflitto. Ci sono altri strumenti, San Michele ce lo ricorda, e vale per tutti. Vorrei quindi che da qui, da questo luogo, da questo cuore del Gargano e della vera devozione a San Michele, parta sempre questo annuncio di Vangelo che ci dice che la vittoria sta nel bene e lo strumento è alimentarlo, mentre la sconfitta sta nel male e lo strumento è togliergli ciò che lo alimenta. In questo momento, chiaro, le visioni e gli sguardi sulla situazione di rischio internazionale ci colpiscono tutti, ed è quello il primo elemento che vorremmo vedere finire: sconfiggere le guerre, perché siamo sicuri e certi che alla pace non c’è alternativa. E la pace è la soluzione: che San Michele, il guerriero disarmato e disarmante, il guerriero che ha liberato il cielo dalla violenza e dalla disobbedienza a Dio, disarmi i nostri cuori, i nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre mani, e ci aiuti ad utilizzarle in forma positiva per stringerci le mani l’uno all’altro, per guardarci e riconoscerci fratelli e non nemici o avversari. Ci ricordi che un abbraccio vale più di qualsiasi azione di offesa, che un bacio o una carezza dicono di più di ogni azione di violenza e di persecuzione. La parola che grida San Michele è perdono, misericordia, pace, bene e vittoria del bene.

Ieri un giornalista mi ha chiesto che significato ha la festa di San Michele per il Gargano, e ho risposto: se non ci fosse stato San Michele, lei non mi avrebbe fatto questa sera questa domanda, e probabilmente ben pochi avrebbero conosciuto, lungo due millenni di storia cristiana, il nostro Gargano; quasi nessuno sarebbe venuto qui. Non c’è Gargano senza San Michele, e dal Gargano non può che partire il messaggio di Michele: il messaggio della certezza della vittoria del bene sul male, della carezza tenera e misericordiosa di Dio, della pace come prospettiva possibile e reale per tutti e sempre.

Amen.

+ padre Franco Moscone 

*Immagine di copertina tratta dalla diretta sul canale YouTube del Santuario San Michele