100ª Giornata Missionaria Mondiale: dalla veglia di preghiera alla missione di ogni giorno

Oggi, nella 100ª Giornata Missionaria Mondiale, condividiamo alcuni scatti della Veglia celebrata ieri nella Cattedrale di Manfredonia, presieduta dall’arcivescovo padre Franco Moscone e le sue parole: un invito a riconoscere il nuovo che cresce e l’opera dello Spirito che continua a far fiorire la Chiesa.

 

Stiamo celebrando la veglia di preghiera in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. E quest’anno la Giornata Missionaria Mondiale raggiunge un numero significativo: è la centesima giornata di preghiera per le missioni. È stata istituita nel 1926 per volontà di papa Pio XI, lo stesso papa che chiese alla Conferenza Episcopale Pugliese di costruire un seminario comune, il seminario Pio XI di Molfetta, che ormai da cento anni forma il clero della nostra regione.

E non è, a mio giudizio, indifferente questa coincidenza di date, sia per la Chiesa universale sia per le nostre Chiese particolari della regione e della Conferenza Episcopale Pugliese.

C’è un altro aspetto che vorrei sottolineare.

Io credo che Pio XI, quando pensò a questa giornata, spinto anche da tutto un movimento missionario che risaliva già al secolo XIX, specialmente in alcune nazioni come la Francia e l’Olanda, terre di grandi missionari e di congregazioni volute e suscitate per la missione, non avrebbe mai immaginato quello che succede oggi.

Quando papa Pio XI istituì la Giornata Missionaria Mondiale, si pensava che fossimo solo noi europei ad andare negli altri continenti e non avremmo mai pensato che potesse avvenire l’opposto. Ma il Signore ha preparato questa strada. Lo Spirito Santo in questi cento anni ha fatto meraviglie, anche se, quando guardiamo la nostra Chiesa occidentale, soprattutto europea, ci sembra che sia invecchiata. In parte è vero, ma per molti altri aspetti questa impressione è falsa.

Quando fui eletto superiore generale nel 2008, ebbi l’occasione di trascorrere quasi una giornata insieme ad altri confratelli di tutto il mondo eletti nel medesimo anno superiori generali. Tra loro — eravamo solo otto, quindi ci siamo conosciuti in fretta e bene — c’era anche il superiore generale dei gesuiti, il padre Alfonso Nicolás, spagnolo, che aveva vissuto quasi tutta la sua esistenza tra il Giappone e le Filippine. E mi colpì questa sua affermazione: «Quando io arrivai in Giappone, nella provincia gesuita del Giappone, eravamo 300 gesuiti; oggi, che sono venuto via, siamo 170».

Attenzione, questa è la prima parte; quello che conta è la seconda. Aggiunse: «Ma siamo cresciuti». Gli dissi: «Ma padre Nicolás, com’è possibile che, passando da 300 a 170, ci sia stata una crescita?». Mi rispose: «Sì. Quando arrivai eravamo tutti spagnoli o portoghesi; quando sono partito, la maggioranza era composta da giapponesi. Quindi siamo cresciuti».

Credo che l’esperimento che ho voluto far fare questa sera, chiedendo alle consorelle e ai confratelli non europei della vita consacrata presenti di alzarsi in piedi, dimostri oggi, per la nostra Chiesa, questa verità: in cent’anni sono cambiate tante cose, ma comunque la Chiesa è cresciuta e sta crescendo.

Ecco, tra poco, continuando il nostro momento di preghiera e di riflessione, ascolteremo alcune testimonianze, tra cui quella del cardinal Marengo dalla Mongolia, per sentirci vicini a questa Chiesa, che forse, dal punto di vista numerico, è tra le più piccole al mondo, perché conta appena 2.000 cattolici in un territorio enorme. Ma anche quello è uno straordinario segno di crescita, se oggi dalla Mongolia, pur essendo di origine italiana, proviene un cardinale per la Chiesa universale.

Quello che vorrei esprimere questa sera è questo: anche se ci potrebbe sembrare — ripeto — che la nostra Chiesa italiana, europea, diminuisca di numero e invecchi, siamo chiamati a riconoscere ciò che cresce. Magari, vent’anni fa, questo momento di preghiera comune avrebbe visto la nostra cattedrale piena di gente; oggi, invece, ci sarebbe ancora posto per molta altra gente. Questo ci potrebbe portare a una forma di delusione. No, questo non è Vangelo. Il Vangelo, la missione, è saper vedere il nuovo che sempre cresce e lo Spirito che sempre opera e, quindi, fa crescere la sua Chiesa.

E con questo chiudo ricordando il tema, o il motto, che papa Leone ha scelto per questa giornata e che richiama la preghiera di Gesù durante l’ultima cena: «Perché tutti siano uno». Tutti — la Chiesa, i credenti, i discepoli — formino una comunità di unità e fraternità; tutti, indipendentemente dalle origini, dagli ambienti, dalla storia, dalle condizioni, siano uno. E richiama anche il motto che il Santo Padre ha scelto per il proprio episcopato, quando è diventato vescovo, tratto dalle parole di sant’Agostino: «In illo uno unum». Ecco, in Lui, Cristo, che è uno con il Padre e lo Spirito Santo nella Trinità, tutti noi diventiamo uno.

Ecco, allora, la missione si esercita ed è efficace se esprime essenzialmente il valore dell’unità, dell’adesione concreta al Signore. Se tutti siamo uno nel Signore, siamo uno tra noi.

Ho iniziato ricordando un centenario, finisco con un altro centenario che riguarda noi, non la Chiesa universale e neppure quella pugliese. Cento anni fa, nel 1926, nasceva don Antonio Spalatro, a Vieste, prete della nostra diocesi, morto a 28 anni, il cui processo di beatificazione è in corso e sta avanzando. Anche questa data, che coincide con il centenario della Giornata Missionaria Mondiale, non mi è indifferente nel riconoscere la crescita della Chiesa e lo spirito di unità e di missione.

Amen.

+ p. Franco Moscone crs

 

Foto: Leonardo Ciuffreda