Tra le principali novità contenute nel rinnovato Proprio Diocesano, occupa un posto di rilievo la Messa propria di san Lorenzo Maiorano, di nuova composizione. Le celebrazioni liturgiche in onore del santo patrono dell’Arcidiocesi, infatti, erano prive di orazioni e letture specifiche e, per tale mancanza, si era costretti ogni anno a ricorrere ai più generici testi del Comune dei pastori, nel Messale e nel Lezionario.
Per ovviare a questa antica esigenza, è stato realizzato un nuovo schema di Messa composto da eucologie e testi biblici in grado di mettere in luce i tratti salienti dell’attività apostolica del vescovo sipontino.
L’antifona d’ingresso (Come sono belli sui monti, i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza), riportando le parole del profeta Isaia (52,7), introduce nella celebrazione presentando il fulcro del ministero episcopale di san Lorenzo: messaggero che evita la guerra d’invasione dell’antica Siponto e instaura la pace, annunciatore sui monti del Gargano della buona notizia della Salvezza quale liberazione dai culti pagani ancora largamente diffusi tra la sua gente. In questa stessa direzione, inoltre, si pose il suo impegno nella diffusione della devozione all’Arcangelo Michele, antidoto efficace contro il paganesimo.
La Colletta (O Dio, che hai chiamato a difesa del tuo popolo il santo vescovo Lorenzo Maiorano e lo hai condotto al luogo dove abita la tua gloria, concedi a noi, che lo invochiamo come nostro patrono, di sperimentare sempre la sua protezione sulla terra, per giungere alla tua dimora nei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo…), composta ex-novo, richiama diversi elementi della vita di san Lorenzo:
1) «hai chiamato»: secondo la tradizione, egli venne dall’Oriente e la sua venuta è sempre stata interpretata come una chiamata provvidenziale per il bene della Chiesa sipontina;
2) «a difesa del tuo popolo»: tratto caratteristico della vita di san Lorenzo fu l’essersi posto a difesa del popolo dell’antica Siponto dall’invasione degli Ostrogoti guidati dal re Totila;
3) «e lo hai condotto al luogo dove abita la tua gloria»: ancora più dei precedenti, l’aspetto più noto della vita del santo vescovo è l’essere stato beneficiario delle apparizioni dell’Arcangelo Michele, il quale lo invitò a consacrare al culto cristiano quello che oggi è il Santuario di Monte Sant’Angelo, luogo scelto per essere abitazione di Dio in mezzo al suo popolo.
A questa prima parte della Colletta, orientata a raccontare le mirabilia Dei operate nella storia per mezzo dell’apostolato di san Lorenzo, ne corrisponde una seconda nella quale si chiede a Dio di continuare ad agire a favore del popolo, di «noi, che lo invochiamo come nostro patrono»:
- come il vescovo Lorenzo fu lo strumento posto da Dio a difesa del suo popolo, così ancora oggi egli continui a farci «sperimentare la sua protezione sulla terra» (binomio “difesa” – “protezione”);
- come Dio condusse san Lorenzo alla grotta dell’Arcangelo Michele, così oggi ci conceda di «giungere alla tua dimora nei cieli» (binomio “luogo dove abita” – “dimora”).
Infine, la Colletta, nel suo complesso, pone l’assemblea celebrante nella prospettiva escatologica, orientamento e senso di ogni preghiera liturgica: dopo aver cantato l’intervento salvifico di Dio nella storia (passato), ne chiede l’attuazione nell’oggi del popolo (presente) affinché esso, con gli aiuti della Grazia santificante che promana dalla Liturgia, possa raggiungere il suo fine (telos), la dimora eterna dei cieli (futuro).
L’orazione sulle offerte (Accogli, o Signore, questo sacrificio del tuo popolo, perché i doni che offriamo per la tua gloria in onore di san Lorenzo siano per noi sorgente di salvezza eterna) chiede che i doni posti sull’altare siano per il popolo radunato sorgente di Salvezza, da essi significata ed attuata.
L’antifona alla comunione (Il buon pastore dà la propria vita per le sue pecore), richiamando il Vangelo proclamato nella Liturgia della Parola, rende evidente come l’Eucarestia, di cui l’assemblea sta per nutrirsi, sia la ri-presentazione dell’offerta di Cristo al Padre, sacrificio al quale il pastore Lorenzo ha unito la propria vita, totalmente spesa per le sue pecore.
L’orazione dopo la comunione (I sacramenti che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro, accrescano in noi l’ardore della carità che infiammò la vita di san Lorenzo e lo spinse a donarsi instancabilmente per la tua Chiesa) chiede a Dio che la nostra carità sia modellata sull’esempio di san Lorenzo, affinché anche noi, uniti al sacrificio dell’altare, possiamo offrire noi stessi al Padre.
I testi biblici adottati per la Liturgia della Parola rispondono anch’essi all’esigenza di offrire un punto di vista teologico a partire da quale leggere e comprendere la vita di san Lorenzo.
La prima lettura, tratta dal Libro dei Giudici (6, 3-6.11-14.16.19-24a), racconta un episodio della vita di Gedeone nel quale si possono scorgere grandi affinità con le vicende vissute da san Lorenzo:
- il popolo di Israele è nelle mani dei Madianiti, così come l’antica città di Siponto fu sotto l’assedio degli Ostrogoti del re Totila;
- Gedeone e san Lorenzo sono entrambi chiamati da Dio a porsi a salvezza del loro popolo;
- ad entrambi appare l’angelo del Signore;
- Gedeone erige un altare all’angelo del Signore così come fece il vescovo sipontino presso la grotta dell’Arcangelo Michele.
Nel salmo responsoriale (Salmo 3) l’orante invoca Dio quale scudo davanti alla «folla numerosa che contro di me si è accampata» (i Madianiti per Gedeone e gli Ostrogoti per san Lorenzo) e lo esalta poiché gli «risponde dalla sua santa montagna» (il Gargano per san Lorenzo).
Nella seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Efesini (4, 7.11-13.17.20-24), l’Apostolo Paolo invita i credenti a «non comportarsi più come i pagani, …ad abbandonare l’uomo vecchio… e a rivestire l’uomo nuovo». Anche la predicazione del pastore sipontino era orientata ad annunciare la vita nuova in Cristo e ad estirpare gli usi pagani ancora diffusi.
Il Vangelo (Gv 10, 1-11), infine, mette in luce la dedizione totale di san Lorenzo per il suo popolo. Egli, infatti, davanti all’invasore Ostrogoto, non si è comportato come il mercenario che, quando «vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge» ma si è posto a difesa del popolo, conformandosi pienamente a Gesù Buon Pastore che «dà la vita per le sue pecore».
Aver realizzato un formulario proprio per la Messa del patrono, costituisce un’opera importante non solo per la liturgia ma anche per la storia e l’identità della Chiesa garganica e, ancor di più, per la città di Manfredonia, erede dell’antica Siponto. Questo atto, allora, sia alba di una nuova primavera della figura di san Lorenzo Maiorano, frutto della collaborazione delle istituzioni civili ed ecclesiali, così che nella nostra gente fioriscano la santità e i valori civici che il vescovo sipontino ha vissuto e testimoniato.
don Danilo Martino

N. Penati, Apparizione dell’Arcangelo Michele al vescovo Lorenzo, 1940, Cattedrale di Manfredonia.

N. Penati, Uscita di San Lorenzo incontro a Totila, 1940, Cattedrale di Manfredonia.
