IL LEGAME PARTICOLARE CHE UNISCE DA PIÙ DI 800 ANNI FRANCESCO DI ASSISI AL MONTE DELL’ARCANGELO MICHELE.

Raccontano le fonti che nel 1216 frate Francesco da Assisi si recò sul Monte Gargano per pregare nella grotta dedicata a S. Michele ma, non ritenendosi degno di entrare in quel luogo santo, si fermò sulla soglia, baciando ripetutamente il suolo ed incidendo su una pietra il segno di croce a forma di tau.

Oggi, a distanza di 810 anni, le Chiese di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, le civiche amministrazioni del paese natale del Poverello e di Monte Sant’Angelo, le fraternità francescane del Sacro Convento e della basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi, dei Padri Micaeliti del santuario di san Michele Arcangelo hanno voluto riannodare quel filo rimasto allora sospeso, attraverso il rinnovo del patto di amicizia firmato nel 2014 tra Monte Sant’Angelo ed Assisi, in quest’anno, il 2026, in cui si intrecciano l’800° anniversario della morte di San Francesco, i 15 anni dall’inserimento del santuario di San Michele Arcangelo, nell’ambito del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, oltre al 950° anniversario delle porte di bronzo, costruite a Costantinopoli e donate al santuario garganico nel 1076 dal nobile Pantaleone d’Amalfi.

Un legame tra le due Città precedente a Francesco, in quanto Monte Sant’Angelo era un luogo di pellegrinaggio internazionale molto prima di Assisi e anche dal paese umbro si veniva in pellegrinaggio qui.

Francesco era molto legato alle figure angeliche. Il Santo di Assisi scelse la Porziuncola perché – secondo le fonti francescane – era spesso visitato da tali presenze. Per prepararsi alla festa di San Michele del 29 settembre il Poverello era solito osservare, a partire dalla solennità dell’assunzione, una speciale quaresima di devozione personale; fu, nel corso di uno di tali riti compiuti in onore dell’Arcangelo, che nel 1224 il Santo ricevette le stimmate sul monte della Verna.

Racconta Tommaso da Celano che l’Assisiate ripeteva spesso che si deve onorare in modo più solenne il beato Michele perché ha il compito di presentare le anime a Dio e aggiungeva: ciascuno, a onore di così glorioso Principe, dovrebbe offrire a Dio un omaggio di lode o qualche altro dono particolare.

Commentando il testo della parabola della zizzania tratta dal Vangelo di Matteo, letta durante la messa celebrata nella Grotta, mons. Felice Accrocca, da qualche mese pastore della Diocesi umbra, ha sottolineato l’importanza della virtù della pazienza: “Il Signore dice: “pazienza, dar tempo alle cose di crescere, maturare, perché alla fine si vedrà il risultato”. E l’esperienza in fondo lo dice. Ci sono situazioni, persone, realtà che partono col piede giusto e poi si perdono per strada; ci sono situazioni che partono traballanti e strada facendo si aggiustano. E dove sembrava che ci fosse zizzania esce grano e viceversa. La tentazione è quella di giudicare subito: questo è grano, questa è zizzania. A volte succede anche con i figli. Quanti figli da bambini lasciano sperare in un modo e da adulti la situazione è diversa. E viceversa. E uno vorrebbe subito indirizzare, subito piegare. Bisogna lasciare alle cose e alle persone il tempo di crescere.” Anche Francesco ha vissuto quella che i compagni descrivono come una grandissima e gravissima tentazione, un momento di oscurità che è durato più di due anni. E anche per lui è stato difficile attendere, pazientare, capire.

Quindi il Presule umbro ha invocato l’intercessione del Principe delle milizie celesti perché “ci aiuti a vincere quel drago che è dentro di noi, perché è dentro di noi. Dice Gesù: è dal cuore dell’uomo che partono i pensieri cattivi e il drago ognuno ce l’ha dentro. E bisogna con grande fatica tenerlo fermo, incatenarlo. Allora San Michele ci aiuti a vincere questa battaglia, perché noi siamo sempre tentati di combatterla, la lotta contro gli altri. San Michele ci aiuti a capire che quella più difficile è contro noi stessi. Così come, con fatica, l’ha compreso Francesco, possiamo davvero capirlo anche noi.

La vocazione di Assisi, di Monte Sant’Angelo, di San Giovanni Rotondo – ha sottolineato p. Franco Moscone, arcivescovo della diocesi sipontina – è universale, ossia cattolica, non solo evidentemente dal punto di vista della fede religiosa, ma anche dal punto di vista civile: “La storia delle nostre Città, le presenze di questi grandi santi (san Francesco, san Pio da Pietrelcina e la presenza mistica dell’arcangelo Michele) ci ricordano e ci incamminano verso la vocazione ad essere segni e strumenti di fraternità universale, di amicizia sociale, come ha segnalato in modo forte e contemporaneo papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti”, firmata proprio ad Assisi. La vocazione, poi, all’impegno, alla preghiera e alla testimonianza della pace, che è in questo momento – credo – l’urgenza più forte della storia e del momento storico che stiamo vivendo e di cui tutti, non solo siamo testimoni, ma anche protagonisti. A noi essere protagonisti di semina di buon grano, che oggi, credo significhi fraternità universale, amicizia sociale e pace.” L’esempio per noi deve essere quello di S. Francesco che si recò dall’Arcangelo “forse per chiedere grazie e sostegno nel viaggio verso il Medio Oriente, l’Egitto, in un momento particolare di scontro tra la civiltà europea e il mondo islamico di allora, ma che vide in Francesco una possibilità diversa: la crociata non fatta tanto con armi quanto di dialogo, di vicinanza e di pellegrinaggio, di cammino.

Al termine della celebrazione è stata scoperta, all’ingresso del Santuario un’epigrafe che – a imperitura memoria – rammenta la devozione del Santo di Assisi all’arcangelo Michele, con queste parole: Le comunità di Assisi e di Monte Sant’Angelo in memoria della devozione del serafico Francesco per l’arcangelo Michele, nell’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi posero. 26 giugno 2026.

Testo e Foto: Leonardo Ciuffreda

 

Nella foto di gruppo, da sinistra a destra: Valter Stoppini, sindaco di Assisi; mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino; frà Marco Moroni, custode del Sacro convento di San Francesco in Assisi; p. Ladislao Suchy, rettore del santuario di S. Michele arcangelo in Monte Sant’Angelo; frà Massimo Travascio, custode del protoconvento della Porziuncola in Assisi; Pierpaolo D’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo; p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo.