Nella celebrazione eucaristica per la festa di San Pio da Pietrelcina, l’arcivescovo Franco Moscone ha contemplato nel Santo di Pietrelcina l’immagine di Cristo sofferente. Dalle sue stimmate lo sguardo si è allargato alle ferite del presente: le guerre a Gaza e in Ucraina, le violenze in tante altre terre, gli investimenti nelle armi. Nell’omelia, padre Franco ha messo in guardia anche da una religiosità ridotta a formalismo e ha invitato a una preghiera capace di farsi impegno per la pace e denuncia dell’ingiustizia.
Di seguito il testo integrale dell’omelia.
Omelia dell’arcivescovo Franco Moscone (23 Settembre 2026 – Festa di San Pio)
Innanzitutto un saluto a tutti voi pellegrini e devoti di Padre Pio che ancora una volta siete voluti salire su questo monte nel giorno della sua festa, e un saluto ai tanti pellegrini che hanno assiepato il nostro santuario da ieri con la veglia e nelle celebrazioni di oggi. Un saluto a chi ci segue, non potendo essere qui, attraverso l’emittente Padre Pio TV.
Qualcuno giustamente questa mattina mi ha scritto un WhatsApp dicendomi: «Ieri sera c’era una sedia vuota alla veglia ed era la mia», ecco, di vescovo locale. Ma se era vuota qui, ho cercato invece di rendere presente uno spirito profetico e il grido di solidarietà e di pace che Padre Pio ha sempre portato con la sua vita e che continua a ripetere a noi, un grido urgente, urgentissimo in questo momento storico di cui tutti siamo testimoni.
Sono stato ad una manifestazione nella giornata di ieri, chiamata «Preti contro il genocidio». È una rete internazionale di sacerdoti che è nata poco più di un anno e mezzo fa per il grido d’aiuto di una suora africana colto e raccolto da un prete volenteroso della Sicilia, e in questo momento raduna in questa rete internazionale oltre 2600 sacerdoti di 57 nazioni, 27 vescovi e tre cardinali. Ieri abbiamo percorso in Roma un tratto di cammino sostando di fronte, partendo dalla curia dei gesuiti, passando per il santuario della Divina Misericordia, poi di fronte a San Pietro, alle ambasciate presso la Santa Sede della Palestina, del Libano, e siamo arrivati vicino a piazza Mazzini dove c’è la sede amministrativa della Leonardo, pregando, pregando e ascoltando testi del Vangelo, parole dalla Magnifica humanitas di Papa Leone e di uno storico israeliano, Omer Bartov, storico insegnante universitario che ha pubblicato un libro da questo titolo: Nell’abisso: dal sionismo al genocidio, la sconfitta morale di Israele.
Guardo alle piaghe di Padre Pio, ai segni della sua identificazione con Cristo crocifisso, del suo sangue versato con quello di Gesù per 50 anni e 3 giorni, se non sbaglio, e mi domando: dov’è oggi il sangue delle stigmate del Signore e di Padre Pio? Chi lo sta versando? Ci vorrebbe tempo a fare l’elenco. Di sicuro queste stigmate stanno a Gaza, in quella popolazione rimasta al 97% senza case e senza mezzi di sussistenza, dove si dice che esista una tregua e si è costituito un Board of Peace, ma in realtà continua in modo soffuso il genocidio. Ieri abbiamo ripetuto i nomi di 300 bambini uccisi a Gaza da quando ufficialmente è iniziata la tregua.
Le piaghe di Padre Pio stanno nella pulizia etnica che si sta facendo in Cisgiordania e nel sud del Libano. Anche lì ieri abbiamo contato 145 bambini morti, uccisi da quando si è detto che c’era il piano di pace, e in quelle terre si stanno allontanando in modo particolare i nostri fratelli cristiani. Le più antiche chiese della storia: è rimasta sotto il governo dell’autorità palestinese un solo villaggio cristiano, tutti gli altri sono stati cancellati.
E così posso continuare i tanti e tanti sangue e stigmate del Signore e di Padre Pio presenti ora, oggi, in questo mondo ferito ed umiliato: in Sahel e soprattutto nel nord della Nigeria dove il terrorismo e il fondamentalismo di Boko Haram continua a uccidere cristiani nei loro villaggi e a sequestrare soprattutto le ragazze cristiane che si permettono di seguire corsi scolastici; continua nel Sudan e nel Sud Sudan dove una tremenda guerra sta allontanando milioni di persone dai loro luoghi e dalle loro case; continua nel Myanmar, e non parlo del resto del Medio Oriente di cui ogni giorno siamo informati, o nella nostra Europa dove Ucraina e Russia continuano a mandare al fronte a sacrificare la loro migliore gioventù.
Continuano queste piaghe e queste ferite sanguinanti delle stigmate di Cristo nell’umiliazione di tanti popoli, nell’umiliazione del popolo venezuelano e nella presa per fame del popolo cubano. E se dovessi continuare credo che non la finirei, non mi basterebbe questo breve tempo per una omelia nel giorno della festa del più grande santo del secolo scorso che è stato immagine di Cristo Cireneo e insanguinato per il bene dell’umanità.
Che cosa aggiungere? Invito tutti a sentirci in questo momento impegnati come primo obiettivo a pregare per la pace. Era ed è stata per tutta la vita intenzione fondamentale nel pensiero e nel cuore di Padre Pio: ha voluto i gruppi di preghiera perché avessero come primo obiettivo quello di pregare per la pace ed impedire lo sviluppo delle guerre nel mondo. Poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale non fu efficace allora; dobbiamo credere che sia efficace oggi perché queste guerre sparse e mondiali non si trasformino in una guerra mondiale che sarebbe la fine dell’umanità e la distruzione dell’ambiente e degli ecosistemi.
Da Padre Pio impariamo anche a leggere bene la Sacra Scrittura, le parole della Bibbia tutta e del Vangelo in particolare, e allora chiediamo che vengano disarmate anche le teologie che sviluppano i fondamentalismi di ogni genere: le teologie ebraiche che danno fuoco al sionismo imperante, le teologie islamiche che fomentano terrorismi e gruppi fondamentalisti e così teologie indù, ma anche teologie cristiane, in modo particolare di stampo evangelico, ma a volte anche nella nostra Chiesa cattolica che diffondono separazione e violenza e fomentano la xenofobia e il razzismo. Preghiamo e leggiamo quindi con autenticità e correttezza la parola del Signore e i valori della nostra religione e di tutte le religioni, e non abbiamo neppure paura a denunciare ciò che non va sotto questi aspetti.
La preghiera deve diventare azione, azione anche di denuncia e di verità. Non possiamo accontentarci di un racconto e di una narrazione che mira e porta diritto alla guerra per incrementare unicamente gli interessi delle grandi multinazionali delle armi, delle banche armate, dei fondi anonimi di investimento e che investono solo su morte; e così denunciare un capitalismo e una tipologia di potere che rende sempre più ricchi i pochi ricchi e più poveri i poveri presenti, cancellando anche nel nostro Occidente sviluppato quello che una volta chiamavamo il ceto medio e rendendo quasi impossibile quello che era considerato l’ascensore sociale, che è un diritto di tutti. È una mentalità a cui dobbiamo reagire perché è mentalità che porta unicamente a morte, ad ingiustizia.
La prima lettura scelta per la festa di Padre Pio ci invita proprio a impegnarci su questi fondamenti del diritto e della giustizia che hanno nella pace l’atmosfera e il sistema che li rende possibili.
Ecco, forse sono stato un po’ esagerato nei toni e nelle indicazioni, ma credo che tutto questo stia nel cuore, nell’esempio di vita e negli scritti che Padre Pio ci ha lasciato. Siamo di fronte alla reliquia del suo cuore, abbiamo grande l’immagine della croce di Gesù crocifisso: guardiamo questo loro sangue e contempliamolo nel sangue dei tanti fratelli e sorelle ancora oggi e in questo momento perseguitati, feriti, umiliati ed uccisi; nello stesso sangue di Padre Pio e di Cristo è il sangue dell’umanità intera.
Amen.




Foto: Leonardo Ciuffreda
